Descrizione Progetto

ravenna-off-shore-cover

Comunicazioni e News

Come fare a meno degli idrocarburi in vista della transizione a Ravenna

Comunicato stampa Imbarcato fino alle 12.30 di venerdì 26 luglio 2021

NE Nomisma Energia

Marina di Ravenna, 16 luglio 2021

Ne Nomisma Energia presenta lo studio, “Come fare a meno degli idrocarburi in vista della transizione a Ravenna”.

Gas e petrolio, gli idrocarburi, rimangono le due fonti principali a copertura della domanda energetica nel mondo, in Europa e in Italia. Anche nel 2020, nonostante la pandemia, contano per oltre il 55% del totale dei consumi mondiali di 14,7 miliardi tonnellate equivalenti petrolio. L’economia globale è da tempo un’economia ad idrogeno, il problema è che è attaccato al carbonio.

In vista della transizione dei prossimi anni, gli idrocarburi continueranno ad avere un ruolo e aiuteranno la transizione, perché preparano oggi le competenze per le nuove tecnologie: parchi eolici, cattura e stoccaggio della CO2, produzione di biometano e idrogeno, produzione elettrica dalle onde.

Il gas naturale a livello globale, assieme alle rinnovabili, è la fonte che consente ti frenare la forte crescita delle emissioni di CO2, attraverso la sostituzione del carbone. Invece, i consumi di carbone nel 2021 hanno ripreso a salire con prezzi triplicati. Questa, è una delle cause dell’aumento delle bollette elettriche del 10% scattato lo scorso primo luglio e, probabilmente, variazione che si ripeterà anche al primo ottobre prossimo con un più 5%.

Con 71 miliardi di metri cubi, il gas nel 2020 è la prima fonte a copertura della domanda di energia dell’Italia, paese che ha ancora grandi riserve, anche davanti a Ravenna, ma che non riesce a sfruttare, con una produzione nazionale scesa a da 20 miliardi metri cubi nei primi anni ’90 a 4 miliardi nel 2020, di cui circa 2 ruotano nell’area con al centro Ravenna. E’ un minimo che non avevamo dal 1956, quando eravamo poveri e speravamo nel gas per risollevarci dal disastro della guerra. Le potenzialità dono per una produzione superiore almeno di tre volte, verso i 15 miliardi metri cubi anno. In questo momento di crisi del gas in Europa, con prezzi alle stelle pagati degli italiani, la produzione nazionale sarebbe utile per contenere le tensioni. Invece, si continua ad importare gas dalla Russia o dall’Africa, consumando molta energia, con più emissioni, e con maggiori perdite dai tubi. Ogni anno per importazioni di gas, da migliaia di chilometri di distanza, si emettono almeno 2 milioni tonnellate di CO2 che, ai prezzi della CO2 del luglio 2021 di 52 € per tonnellata, è un costo di oltre 100 milioni € all’anno. Il gas prodotto da noi ha meno emissioni perché non deve essere trasportato per lunghe distanze.

Più grave è il fatto che dobbiamo pagare ai paesi stranieri le importazioni, con un valore che solo per il gas è di 13 miliardi di € all’anno e che, invece, potremmo lasciare nel nostro paese con un forte impatto sul PIL di alcune aree come quella di Ravenna.

E’ un travaso di ricchezza ingiusto, sulle spalle dei consumatori italiani, che un paese in emergenza economica non si può permettere.

Circa l’importanza degli idrocarburi, vale ricordare come il petrolio, che un giorno non servirà più nelle auto, è molto importante per la produzione della plastica, un bene straordinario che, proprio perché poco costoso ed indistruttibile, ha il problema della dispersione nell’ambiente. Questo è grave in Asia e nei suoi mari, mentre in Europa, dove le pratiche da economia circolare sono da tempo applicate, le cose stanno migliorando. L’anno della pandemia ci ha ricordato come la plastica negli ospedali è indispensabile ogni giorno per salvare e curare milioni di persone.

Un altro prodotto fondamentale è il bitume, che servirà anche per il futuro delle macchine elettriche, che pesano di più, hanno gomme più larghe e sollevano più polveri sottili. Il gas di Petrolio Liquefatto, il GPL, un altro importante prodotto petrolifero, è uno degli strumenti in Africa per raggiungere l’Obiettivo di sostenibilità numero 7 dell’Agenda ONU 2030, il numero 7, quello dell’energia pulita per tuti, al fine di evitar le morti, stimate in 4 milioni all’anno, da inquinamento da fumo.

Guardando a futuro, il polo di Ravenna ha le condizioni per diventare un centro della transizione ecologica. Gli stessi operatori, società e operai, che hanno lavorato per anni sulle piattaforme del gas, possono fare le pale eoliche in mare, o utilizzare i giacimenti per stoccare la CO2, oppure sanno benissimo come maneggiare e produrre l’idrogeno. A Ravenna sono in costruzione strutture per i parchi del Mare del Nord, dove sono molto più avanti sulla cattura della CO2 con potenziali investimenti oltre i 30 miliardi di €.

Da anni a Ravenna si studia come realizzare lo stoccaggio della CO2, catturata da impianti dove è difficile sostituire le fonti fossili, come quella dei cementifici, delle acciaierie. I giacimenti dove una volta c’era il gas, possono essere riempiti con CO2, in base a progetti uguali a quelli sviluppati nel Mare del Nord. La transizione di Ravenna, crocevia della civiltà occidentale, da tempo è iniziato, grazie all’esperienza maturata sugli idrocarburi, quelli che ancora per alcuni anni continueranno ad essere importanti. [SCARICA PDF]

Intervento del presidente del Roca, Franco Nanni

16/07/2021

Ravenna Offshore Contractors Association – Energy Contractors (ROCA) è nata nel 1992 per organizzare la prima edizione di OMC (Offshore Mediterranean Conference, oggi OMC-Med Energy Conference) con lo scopo di promuovere le attività degli associati. La promozione delle aziende del settore è la nostra priorità.
Oggi le aziende ROCA vivono la fase di transizione energetica offrendo i propri servizi in tutto il mondo, in vari settore dell’offshore, dall’eolico e solare all’oil&gas.
L’attività offshore a Ravenna è nata negli anni ’50 con la produzione di gas: negli anni ’90, il 25% del gas nazionale veniva da Ravenna.

In chiave di transizione energetica, le aziende ROCA hanno diversificato le attività fornendo progetti e impianti per tutte le fonti di energia, mettendo a frutto l’esperienza maturata in tanti anni di esperienza nel settore del gas.
Attualmente essendosi contratta notevolmente l’attività offshore in Italia, il lavoro è prevalentemente legato alle commesse provenienti dall’estero.
Ravenna, come principale polo nazionale dell’energia, ha un ruolo importante in questa fase di transizione energetica potendo contare su competenze, logistica grazie alla presenza del porto, università con corsi di laurea legati al settore energetico e della tutela ambientale.
ROCA ritiene che l’unica transizione veramente concretizzabile sia quella che punta su un mix energetico, dove convivono eolico, gas, solare, idrogeno, moto ondoso, cattura stoccaggio e riutilizzo della CO2.

Ravenna intende diventare un polo di ricerca e sperimentazione della transizione energetica. Vorremmo che Ravenna continuasse ad essere la capitale dell’energia alla luce degli importanti progetti che sono in fase di avvio: AGNES per l’eolico, solare e idrogeno green; Eni per la cattura e stoccaggio della CO2 e l’energia dalle onde; il GNL, per il quale in ottobre sarà operativo il nuovo deposito costiero sul porto, il primo in Italia continuando a coltivare i campi a gas per accompagnare la transizione.

La nostra associazione si propone fra l’altro, di farsi parte attiva nell’informazione delle problematiche energetiche.
Lo studio che abbiamo commissionato a Nomisma Energia vuole evidenziare quanto i prodotti derivati dagli idrocarburi siano importanti per la nostra vita quotidiana, anche se non è ancora chiaro quale forma di energia o mix energetico si utilizzerà per continuare a produrli senza il petrolio o il metano.

Purtroppo tutte le nazioni del mondo, e in particolare l’Italia, sono molto indietro nella realizzazione di impianti per sostituire l’energia prodotta da fonti fossili.
In Italia il 63% dell’energia elettrica è prodotta da idrocarburi.
Per sostituire l’energia termoelettrica (circa 200.000 GW) dovremmo costruire, ogni anno, impianti di energie rinnovabili per 6.600 GWH per i prossimi 30 anni.

Circa il 30% di questa produzione da rinnovabili dovrebbe essere offshore: ad oggi non abbiamo alcun impianto.
Ripetutamente, associazioni del settore delle rinnovabili hanno sottolineato il problema della complessità burocratica e dei tempi lunghi per avere le autorizzazioni necessarie per costruire impianti eolici o solari.
Il Ministro Roberto Cingolani nel suo discorso alle Camere lo ha ammesso ed ha promesso di volere accorciare i tempi del “permitting”.

Quindi auspichiamo che si sblocchino gli investimenti offshore non ci riferiamo solo all’estrazione di metano ma tutte quelle attività in mare (eolico, solare, idrogeno. Energia dal mare in generale).

Qualche ‘numero’ di ROCA

Fatturato aziende ROCA:
1992 – 3.000.000.000 di euro
2019 – 1.403.222.417
2020 – 1,1 miliardi

Risorse umane ROCA (compreso estero):
1992: 10.500 (solo Italia 10.000)
2016: 4.000 (solo Italia 1890)
2019: 6.000 (solo Italia 900)
2020: 3.700 (solo Italia 200)

Però il fatturato nel 1990 era il 90-95% in Italia. Ora il 90-95% è per commesse all’estero.

Qualche ‘numero’ sul gas Ravennate

Produzione gas metano in Italia:
1992: 21 mld smc.
2019: 5.100 mld smc.
Potenzialità: 15 mld smc . dopo 5 anni dallo sblocco

Consumo di gas metano in Italia:
Ancora per almeno 20 anni avremo bisogno dai 60 ai 80 mld smc. all’anno. Nel 2017 il consumo è stato di 74,81 smc (di cui prodotti in Italia 5,24)
E’ opportuno ricordare che l’importazione di gas ha costi superiori per il Paese e produce una quantità di inquinamento maggiore rispetto alla produzione casalinga.
L’Italia avrà bisogno di gas metano ancora per tanti anni. Infatti il metano sarà il combustibile per la transizione. [SCARICA PDF]

Conferenza Stampa
 
Venerdì 16 luglio, ore 11:30 presso la Sala Minardi del Circolo Velico di Marina di Ravenna “Conferenza Stampa per presentare lo studio preparato da Nomisma Energia sui prodotti derivati dagli idrocarburi”. Tutti parlano di transizione energetica, che tutti auspichiamo, ma non si pensa a sostituire quanto viene prodotto dalle fonti fossili. Lo studio da noi commissionato a Nomisma Energia vuole mettere a fuoco tale problema ed evidenziare quanto bisogno abbiamo ancora di gas ed energie fossili in generale. Dopo la conferenza stampa dall’autore dello studio ing. Tabarelli e l’intervento del Prof. Sapelli, seguirà la tradizionale “cozzata”.